La Sanità del Polesine a rischio

sanita_nel_polesine_a_rischio

A cura di:

Fulvio Dal Zio (Segretario Generale CGIL Rovigo)
e
Davide Benazzo (Segretario FP CGIL Rovigo)

L’allarme lanciato dalla CGIL mesi fa del rischio che Rovigo, se non si interviene sulle ricadute che le scelte della politica regionale hanno sul territorio, si trasformi in una provincia di serie B in merito alla sanità sta diventando realtà.
Due le problematiche principali: il finanziamento e le ricadute in merito alla programmazione (Piano Socio Sanitario Regionale).
L’ULSS 18 ha un fabbisogno strutturale, cioè necessario per esistere e tenere aperti entrambi gli ospedali, che supera il finanziamento fino ad ora erogato, compreso il 2011 (i proclami politici sui giornali sono specchietti per le allodole), di 40/50 milioni di euro.
Basta leggere la documentazione, non ultima la relazione dei Sindaci Revisori dell’ULSS 18, per capire questa semplice verità.
Nell’ultima bozza tecnica di Piano Socio Sanitario Regionale i termini usati sono rete ospedaliera su due livelli, Hub e Spoke, Centri di riferimento e Ospedali di rete.
È sparita la parola provinciale, eliminando, per chi ancora avesse dubbi, l’organizzazione su sette centri provinciali e proponendo alla Giunta prima, alla Quinta Commissione e al Consiglio Regionale poi, un’organizzazione su 5 ospedali di primo livello (Hub o centri di riferimento) che abbiano un bacino di circa 1.000.000 di abitanti (la nostra provincia conta 270.000 abitanti), mentre i rimanenti con circa 200.000 abitanti diventano Ospedali di rete o Spoke (leggasi ULSS 18).
Le specialità che rientrano come funzioni proprie degli hub sono ORL, Radioterapia, Medicina Nucleare, Malattie Infettive, Neurochirurgia, Cardiochirurgia (unica assente a Rovigo), Oncoematologia, attività che utilizzano grandi tecnologie quali la Radiologia Interventistica. Queste specialità sono perciò destinate ad un forte ridimensionamento o addirittura scomparire da Rovigo per come le conosciamo.
In merito ai punti nascite si prevedono centri con almeno 1000 parti, numero che sommando i tre provinciali,Rovigo, Adria e Trecenta, si riesce a superare.
Tutto questo è scritto chiaramente senza alcuna ombra di dubbio.
Alcune righe tentano di correggere il tiro dichiarano la possibilità di un organizzazione ospedaliera
su più sedi.
E’ come se la nostra Neurochirurgia, ora Struttura dell’ULSS 18, diventasse parte di quella di Padova o Verona, un’ala soggetta molto più alle esigenze centrali che del territorio, senza una propria autonomia e dignità.
L’allarme non lo sta lanciando solo il sindacato o qualche rappresentante locale; la situazione è talmente preoccupante che anche i professionisti, primari e ordine dei medici, chiedono un intervento.
Riteniamo che si possano costruire le alternative; alcuni esempi possono essere il finanziamento di scopo per l’ospedale di Trecenta al fine di ripianare definitivamente il debito strutturale dell’ULSS 18, la gestione in area vasta di alcune specialità migliorando e garantendo la sicurezza e la qualità delle prestazioni, l’alta specializzazione di alcune competenze creando centri di riferimento mirati e di nicchia, la riorganizzazione e valorizzazione del ruolo delle professioni sanitarie ed in primis dell’Infermiere soprattutto per il territorio.
Gli atti di indirizzo programmatorio e di finanziamento regionale penalizzano le peculiarità della nostra provincia dovute alla bassa densità della popolazione con un alto indice di anzianità e al maggior costo per sostenere le alte specialità previste per gli ospedali provinciali.
A chi rappresenta il territorio in regione non chiediamo proclami, ma una concreta e forte presa di posizione, non per contrapporsi alle scelte regionali, ma per tradurle e costruire proposte.
Si facciano promotori assieme ai Sindaci per costruire, come fatto in regione, un tavolo che veda tutte le parti sedute a tradurre la proposta regionale in un programma provinciale che possa realmente rispondere alle necessità e bisogni del nostro territorio.

Rovigo, 21 giugno 2011